Blue Whale: Cosa Sta Succedendo Davvero?

Blue Whale: un gioco, un argomento troppo delicato, una specie di girone infernale che trova il suo fulcro in Russia e si estende a livello globale.

Esiste davvero? Di cosa si tratta in realtà? Oggi cercheremo di rispondere a questi e ad altri interrogativi analizzando le fonti che arrivano direttamente dalla Russia.

Le prime notizie riguardo questo gioco dell’orrore hanno cominciato a diffondersi nel maggio 2016, un anno fa, sul quotidiano russo Novaja Gazeta e su Russia Today.

In Italia se ne è cominciato a parlare a febbraio, quando Blue Whale è arrivata in Toscana. Procediamo con ordine.

Per il Belpaese si tratta di una news fresca, ancora incomprensibile. Come di consueto hanno cominciato a circolare fake news e allarmismi sul gioco della morte che ha tolto la vita a centinaia di adolescenti. La verità è che Blue Whale nasce e si sviluppa in un contesto che spesso si trova agli antipodi delle nostre abitudini occidentali, di ciò a cui siamo abituati. Proviene dalla Russia, un Paese troppo distante con una storia, una situazione socioculturale difficile da spiegare, difficile da capire.

Sul web italiano ci sono molti dubbi a riguardo, pensieri contrastanti. Non è ancora chiaro come abbia fatto un gioco virtuale così pericoloso a diventare virale, a trascendere nel reale portando al suicidio presumibilmente 157 ragazzini in età tra i 9 e i 17 anni soltanto in Russia. Non è chiaro come abbia fatto a espandersi anche in Francia, Italia, Gran Bretagna e in Brasile.

Alcuni sostengono a priori che sia una bufala, altri indagano, seguendo i nuovi risvolti.

Noi di Italia Russia Corner abbiamo deciso di indagare sulla faccenda e dedicare un post al gioco della “balenottera azzurra”. Il servizio di Matteo Viviani per Le Iene ci ha colpiti, ci ha toccati nel profondo. 

Il suicide game sembra essere sbarcato anche in Italia. “Lo scorso febbraio un 15enne di Livorno si è suicidato da un palazzo di ventisei piani per seguire le regole della Blue whale”, riporta Il Giornale.

Il pericolo di una apocalisse di giovanissimi suicidi incombe. Cerchiamo di capire insieme di cosa si tratta.

Blue Whale: cos’è?

Blue Whale, Синий Кит, Balenottera Azzurra, Ballena Azul, sono i nomi del nuovo inferno dell’era digitale, l’Olocausto 2.0, come lo apostrofano i media italiani. Non si sa quando sia nato questo gioco, né cosa ci sia dietro veramente. È una Challenge, una sfida, con un format simile a moltissime altre che spopolano sulla rete oggi, la differenza è che viene proclamato vincitore soltanto chi si suicida, buttandosi giù dal tetto di un palazzo alto, mentre si riprende col telefonino, da solo o con l’aiuto di un amico.

La challenge occupa 50 giorni. Ci sono 50 prove da superare. Su VKontakte, il social russo di cui avevamo già parlato in precedenza su Italia Russia Corner, i piccoli “adepti” della Balena Blu si incontrano in gruppi dedicati a questa roulette della morte perversa. Plagiarne le menti per i curatori è facile: il social funziona come cassa di risonanza, gli adolescenti si circondano di altri adolescenti, amici, compagni, che meditano il suicidio, oppure, più semplicemente, sono attratti dalle sfide horror. I sadici ideatori del gioco hanno creato le regole in maniera tale da non lasciare via d’uscita alle giovani menti labili che si ritrovavano in Blue Whale. Tra le 50 prove figurano punizioni corporali, come incidere scritte e balene sul corpo, mortificazioni cerebrali, come alzarsi alle 4:20 del mattino, quando il cervello di un bambino non è del tutto sveglio e assorbe passivamente gli stimoli e le immagini a cui è sottoposto. Alcuni punti della Balenottera Azzurra incitano le vittime a guardare raffiche di video splatter che sanno di morte in tutte le salse, ascoltare musica dalle frequenze depressive per ore prima che sorga l’alba. I ragazzini, inizialmente curiosi, si trovano intrappolati, coinvolti, drenati da questa realtà, convinti che la via d’uscita sia una soltanto: il suicidio.

Blue whale, blue, whale, Russia
Immagine di Twitter

F57

Il gruppo di VK da cui è partita questa piaga internazionale era denominato F57. Da qui i ragazzi entravano in contatto con i curatori, ovvero coi tutor che li avrebbero seguiti, comunicandogli di giorno in giorno gli ostacoli da superare. Si tratta di prove incentrate sull’isolamento, sull’umiliazione, sull’autolesionismo. Le vittime sono ragazzini di età compresa tra i 9 e i 17 anni.

F57 era anche il nickname di Philipp Budeikin, studente 21enne di psicologia, presunto ideatore del gioco, arrestato dalle autorità russe questa settimana. Comunicava con i ragazzi attraverso l’avatar di una volpe, infatti sul web i russi lo chiamano Philipp Lis (Филипп Лис), Philipp Volpe. Il portale di informazioni russo Lenta lo ha intervistato, nel maggio del 2016, insieme a un altro amministratore di uno dei gruppi dedicati a Blue Whale. 


F57 è il codice che l’adolescente attirato nella trappola della Blue Whale deve incidersi sul braccio come prima prova, per poi inviare la foto al curatore.


I media italiani riportano come prima vittima del gioco una certa Rina Polenkova. Non si sa se Blue Whale esistesse già allora, non c’è nulla che riconduca quell’episodio ai 157 suicidi di cui si parla ora. La giovane Rina è esistita davvero, era una ragazza russa di Ussurijsk che si è tolta la vita nel 2015, all’età di 16 anni, sdraiandosi sulle rotaie per farsi mozzare la testa da un treno in corsa. Su VKontakte c’è ancora il suo profilo. Anche se i post sono stati cancellati, si vedono i profili che la seguono. Tra questi ce ne sono alcuni dedicati al gioco della morte che ad oggi risultano oscurati.


Dai curatori della Balenottera Azzurra la povera Polenkova è stata usata come capro espiatorio sacrificato all’altare della depressione per giustificare e alimentare il culto del suicidio incarnato dal gioco stesso.

Rina è l’esempio, la luce in fondo agli abissi marini che le giovanissime Balene desideravano seguire. Perché i creatori di questa roulette perversa hanno scelto proprio la balenottera azzurra come simbolo identificativo del suicide game in questione? Gli adolescenti che giocano a Blue Whale cercano di propria sponte i crudeli curatori. Sono proprio i giovani a esprimere il desiderio volontario di suicidarsi sui social. Ovvio, non prima di aver subito un autentico lavaggio del cervello. In natura anche la balenottera azzurra, per morire, decide di suicidarsi arenandosi sulla spiaggia.

Blue Whale, blue, whale, Russia
Immagine da YouTube

 

Blue Whale in Russia dalla Genesi a Oggi


Cercando su Yandex, il motore di ricerca russo, e su RuTube, il surrogato di YT, la quantità di materiale che si trova circa la faccenda del suicide game è insormontabile, infinita. Ne parlano tutte le testate nazionali, da Novaya Gazeta, a Pravda. Ne parlano i portali di informazione federali come RIA Novosti. Ne parla BBC Russia. Non si tratta di una bufala, come alcuni individui poco informati vogliono far credere. È un gioco malato, nasce nella realtà virtuale, ma trascende nell’immanente ogni qual volta un adolescente viene attratto nella rete della perdizione che porta il nome di Sinij Kit (Синий Кит). Su YouTube Russia l’argomento è in tendenza.

I curatori dietro a Blue Whale sono decine, molti di loro sono psicologi, psichiatri, sono persone che sanno come funziona la mente umana. I gruppi che promuovono il gioco del suicidio Blue Whale continuano a nascere, ma la polizia russa li oscura immediatamente. È una piaga nazionale nei confronti della quale si è espresso anche il Presidente Putin, come spiega il Primo Canale della TV nazionale.

Il 9 marzo, infatti, il Premier russo ha approvato l’iniziativa della Duma di dare un giro di vite sull’istigazione al suicidio su Internet. L’idea è di aumentare le pene e lo spettro della casistica a cui applicarle dopo alcuni episodi drammatici registrati in Russia.

F57, Я В Игре (Io Sono nel Gioco), Тихий Дом (Casa Silenziosa), Разбуди Меня В 4.20 (Svegliami alle 4.20), Синий Кит (Balena Blu) sono le frasi, gli hashtag che usano gli adepti per identificarsi nel gruppo delle Balene, ovvero di quelli che giocano a Blue Whale. Contro le Balene in Russia hanno cominciato a muoversi dei gruppi di volontari che, per antitesi, hanno deciso di identificarsi come Delfini. Questi ultimi hanno aperto forum e pagine social con il fine di sensibilizzare la popolazione riguardo a questo tema scottante e aiutare le famiglie che hanno avuto a che fare con il fenomeno Blue Whale.

Il processo di “purificazione della rete” dal male che porta il nome di Синий Кит non avviene certo senza complicazioni. La Pravda ha pubblicato un articolo scritto da una ragazza che fa parte delle truppe di salvataggio virtuali contro la Balenottera Azzurra. Lei racconta quanto sia difficile avere a che fare con chi medita il suicidio, doverlo convertire, spiegargli quanto è sacra la vita. È un mestiere che occupa giorno e notte.

Dall’altra parte del computer, infatti, ci sono bambini facilmente influenzabili che amano le sfide e il brivido del proibito. Quanti di voi, quanti di noi, hanno letto “Piccoli Brividi” da ragazzini? Quanti di noi hanno guardato “The Ring” di Verbinski e “Final Destination” di James Wong al cinema? I ragazzini di oggi hanno la stessa curiosità, ma i mezzi che utilizzano per colmarla sono diversi, spesso più pericolosi, più invasivi. Il web oggi si esprime con gli hashtag, l’intrattenimento 2.0 sono i filmati e le sfide pubblicate in mondovisione alla mercé del grande pubblico.

Non ci sono più filtri, nè differenze, non esiste pudore, nè rimorso. Tutti cercano visibilità. Provate a digitare la parola “challenge” nella barra di ricerca di YouTube. Vi stupirete di ciò che viene fuori.

Blue Whale sui Social


Noi di Italia Russia Corner siamo entrati nei gruppi dei sì chiamati Delfini, ce ne sono sia su VKontakte che sul nostro Facebook. Pubblicano gli elenchi dei ragazzini che si sono tolti la vita, li aggiornano giorno per giorno. Pubblicano i link dei profili degli adolescenti che scrivono gli hashtag #F57, #curatorfindme, #тихийдом (casa silenziosa), #морекитов (un mare di balene) e altri. Su VK tutti i profili sospetti vengono bloccati immediatamente.


Il gioco è passato da Instagram. Ho provato a digitare #f57 e #тихийдом. Tutti i post che riportano queste scritte sono bloccati, sulla schermata esce fuori questo messaggio:

Blue whale, blue, whale, russia

Da IG Blue Whale è passato a Twitter, dove pian piano gli utenti cominciano a segnalare ed esorcizzare ironicamente i post riguardo al gioco della morte.

Blue Whale, blue, whale, russia


Per Concludere


Blue Whale esiste. Non si sa ancora con precisione a quanti casi di suicidio minorile abbia portato. C’è anche un’altra evidente verità. In Russia quella del suicidio è una piaga che persiste almeno da quando è crollato il Regime. Per quanto riguarda i più giovani, su 100.000 bambini di età compresa tra i 10 e i 14 anni 2,5 si suicidano, mentre tra i 15 e i 19 anni il bilancio sale a 16,3. 


Il tasso di mortalità medio mondiale è quasi tre volte inferiore a quello russo.


Di Alessandra Schirò 

Immagine di creationsofgod.com

Annunci

Un commento Aggiungi il tuo

  1. ilQuadernetto ha detto:

    Articolo molto interessante, ha aggiunto diverse informazioni rispetto aquello che già conoscevo, grazie!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...