Migranti in Russia

Sicuramente negli ultimi tempi l’argomento più dibattuto nella scena politica italiana è il tema dei migranti, con la possibile approvazione dello Ius Soli a settembre e la recente dichiarazione dell’Unione Europea a Tallinn di non voler sostenere e aiutare il “Bel Paese” con la questione dei migranti che sbarcano ogni giorno sulle coste italiane. Tuttavia, tralasciando momentaneamente l’aspetto umanitario, la questione dei migranti, in fuga dalle guerre che imperversano nei loro paesi, è sempre più intricata, aggravata dall’inevitabile connessione tra questo fenomeno, la necessità di integrazione e il radicalismo islamico. In Russia, la situazione non è differente, l’opinione pubblica guarda con astio i migranti che cercano lavoro nella Federazione, non comprendendo il ruolo fondamentale che ricoprono nello sviluppo economico del Paese.

Infatti, nel 2016 la normativa in materia di immigrati era diventata più rigida, con più di 500 mila persone espulse dalla Russia e con un crescente numero di visti di ingresso negati, impennando le statistiche dal 2012. Secondo alcuni attivisti del movimento per la tutela dei diritti umani, le espulsioni di massa sarebbero una soluzione all’immigrazione clandestina, ma soprattutto una soluzione ai problemi geopolitici e interni. Difatti, la limitazione del numero dei migranti ha l’effetto di esercitare pressioni sui loro paesi di provenienza, in particolare modo dalle repubbliche ex-sovietiche con le quali la Russia ha un regime senza visti.

Eppure, a dispetto delle restrizioni in materia di immigrazione, facilitate da una legislazione ad hoc che condanna all’espulsione anche per lievi violazioni amministrative, il numero dei migranti è cresciuto, fino ad arrivare a 16 milioni solo lo scorso anno, 12 dei quali provenienti dalle repubbliche ex-sovietiche. Tuttavia, i sentimenti di intolleranza nei loro confronti non sono scemati, ma sono stati in parte condannati dal Cremlino, conscio della loro importanza nell’economia russa.

I migranti provengono principalmente dall’Ucraina, Azerbaijan, Moldavia, Armenia e, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, un numero sempre maggiore proviene dall’Asia. Ciò ha portato la Federazione Russa a diventare il secondo paese al mondo con più stranieri, dietro agli Stati Uniti, secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

Migranti, Russia
Da topmigrant.ru

 

Ciononostante, secondo i dati del centro di sondaggi Levada, il 67% dei russi percepisce la presenza dei lavoratori stranieri come un’invasione da fermare. Questa avversione non è recente, ma ha radici storiche, soprattutto nei confronti degli asiatici e degli immigrati del Caucaso Settentrionale, di etnia non slava. Negli ultimi anni è accresciuta anche una forma di intolleranza nei confronti degli ucraini mentre si è rafforzata l’opinione positiva verso gli immigrati dei Paesi Transcaucasici, mostrando il peso della politica estera russa sull’opinione pubblica.

La negatività nei confronti dei migranti è in parte dettata dalla diminuzione delle opportunità lavorative per i russi, a causa dell’elevata domanda di lavoratori stranieri, ma anche per il loro scarso livello di istruzione e la capacità di eseguire solo lavori poco qualificati, oltre che per la barriera culturale, sociale e linguistica, mostrando la più classica diffidenza per ciò che viene percepito “diverso”. A poco è servita la legislazione in materia approvata nel 2014, che obbliga i migranti ad avere un permesso per lavorare nel Paese, con l’obiettivo di legalizzare il mercato e promuovere la tolleranza dei residenti verso i lavoratori provenienti dai paesi senza regime di visto.

In realtà, il ruolo dei migranti nell’economia russa è di fondamentale importanza, in particolare per la ripresa economica. Il direttore del programma di politica economica al Carnegie Center di Mosca, Andrey Movchan, afferma che la Russia sta affrontando un deficit di lavoratori, avendo bisogno di una forza lavoro poco costosa e introvabile all’interno del Paese, ma individuabile nei lavoratori stranieri, disposti ad accettare compensi inferiori rispetto ai russi. Gli immigrati puliscono le strade, si occupano della manutenzione dei grandi complessi residenziali, lavorano nell’industria manifatturiera, del retail e dei servizi, così come sono fortemente presenti nel settore della ristorazione. Nel complesso, rappresentano il 15% della forza lavoro in Russia, rendendoli un punto cardine del settore. I migranti costituiscono quindi una soluzione al problema della recessione: i russi non vogliono lavorare alle loro stesse condizioni e un ipotetico aumento dei compensi avrebbe un impatto negativo sulla ripresa economica.

Migranti, Russia
Da eSP.md

 

Di conseguenza, il favore russo (in particolar modo quelle delle alte cariche) verso l’immigrazione non è dettato da fattori culturali, quanto da una necessità economica, di cui il governo stesso si fa promotore, dichiarando che qualsiasi forma di opposizione all’immigrazione viene considerata come un inaccettabile senso di nazionalismo: il governo è ben consapevole che buona parte della ripresa economica è garantita dal lavoro dei migranti.

È semplice immaginare che la questione dei migranti abbia avuto un’alta risonanza nel mondo politico russo. Nel 2013, per esempio, era uno dei punti centrali del programma di Aleksej Navalnyj, esponente del Partito del Progresso (Partiya Progressa), partito all’opposizione, approfittando dei forti sentimenti xenofobi nella società, che sarebbero sfociati nei mesi successivi nelle proteste di massa scoppiate nel quartiere di Zapadnoe Biryulevo a Mosca e degenerate in pogrom e scontri con la polizia.

Nel 2018 in Russia si terranno le elezioni presidenziali e con ogni probabilità l’atteggiamento negativo verso gli immigrati giocherà un ruolo fondamentale nella politica russa, con il rischio che la situazione diventi incandescente. Se da un lato, un possibile candidato alla presidenza potrebbe essere Navalnyj, intenzionato a dar voce all’opinione pubblica, dall’altro c’è il presidente uscente Vladimir Putin, che ha dimostrato di avere un atteggiamento differente nei confronti dei migranti. Putin non solo ha espresso la necessità di formulare leggi per la loro integrazione, ma ha anche annunciato l’amnistia per chi ha violato le scadenze di tempo per lasciare il Paese, con la possibilità di rientrarvi, pur incrementando al contempo i controlli per gli stranieri che varcano il suolo russo.

Tuttavia, le proteste, la crisi dei profughi siriani in Europa e l’affermazione dell’ISIS nel panorama internazionale hanno solo accresciuto i sentimenti di diffidenza, o peggio, gli atteggiamenti negativi e razzisti nei confronti dei migranti, mostrando le due facce della stessa medaglia: da una parte un forte sentimento xenofobo radicato nella società, accresciuto a causa degli attacchi terroristici avvenuti in Europa negli ultimi tempi, minando i concetti di pace e stabilità tanto cari ai russi soppiantandoli con paura e diffidenza; dall’altra la necessità economica rappresentata da una forza lavoro a basso costo, che rimane fondamentale per la ripresa di un paese in profonda recessione.

Di Federica Nicolini

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