Memorie di uno Straniero nella Federazione Russa

Se una persona affamata, deperita e con figli al presso, vi suona a casa e vi chiede un pezzo di pane per lei e i suoi figli, magari parlando anche la vostra lingua a dimostrandosi educata, e magari aprendo la porta vedete anche che questa persona vi ha pulito il marciapiede di casa, voi glielo dareste un pezzo del vostro pane? Se invece una persona affamata, da solo e sui 35 anni, che blatera una lingua a voi incomprensibile e che magari anche ubriaco da calci alla vostra porta e cerca di guarda sotto la gonna di vostra, voi glielo dareste quello stesso pezzo di pane? 

In Russia mi definiscono e spesso mi definisco un cittadino extra comunitario; più precisamente i Russi evidenziano il fatto che sia un cittadino straniero. In quanto tale ho capito che l’errore che facciamo in Italia è quello di considerare l’immigrazione come un fenomeno generale…immigrati, rifugiati, parassiti, poveri cristi?! No, queste sono semplicemente persone e come tali, secondo me, possono essere buone o cattive, sta a noi “Stato” saperle dividere. Ovviamente adesso voi lettori potete dirmi che lo Stato non può capire se una persona sia buona o cattiva, ma a mio avviso ci sono degli strumenti che possono indirizzarci ed aiutarci ad esprimere un giudizio unico e singolo riguardante ogni persona che vuole entrare stabilmente nella nostra nazione. 

Ad esempio in Russia, per poter lavorare bisogna conseguire un certificato che attesti la conoscenza della lingua, della cultura e della legge russa. In genere ogni immigrato ha due possibilità:

  • Ha conseguito un diploma di laurea in qualsiasi indirizzo; questo significa che lo straniero ha conseguito alti studi, che per essere conseguiti, richiedono un’adeguata conoscenza di lingua, cultura e legge russa.
  • In qualsiasi centro di lingua russa, che in genere possono essere privati o pubblici (in genere ogni Università ne ha uno), lo straniere può iscriversi, prepararsi e conseguire un test di 120 domande a crocette più un esame orale, se ottiene una percentuale di risposte esatte superiore all’80%, allore lo straniero riceve il certificato di lingua, cultura e legge russa che gli risulterà indispensabile per ottenere il permesso di residenza temporaneo. 

È interessante sapere che fra le domande in questo test, bisogna sapere chi è stato Yuri Gagarin o Aleksandr Pushkin, riconoscere i rubli o lo stemma della Federazione Russa, sapere entro quanti giorni uno straniere deve registrarsi all’ufficio immigrazione e poi ancora i casi grammaticali russi, i verbi perfettivi e non etc… 

L’importanza di conoscere la lingua locale diventa vitale non solo ai fini lavorativi ma anche a quelli sociali. Come si può fare integrazione se non si è in grado di comunicare? Inoltre ho vissuto sulla mia pelle i vantaggi che si hanno nel conoscere la lingua locale. Nel mio lavoro di ricerca scientifica ad esempio, ho visto che molti Professori russi (molto più saggi, più esperti e più in gamba di me) hanno iniziato a prendermi maggiormente in considerazione quando ho iniziato ad esprimermi in russo e non in inglese; ci tengo a precisare che faccio errori quando parlo in russo e non è troppo difficile capire che sono uno straniero, ma tutti ci tengono a complimentarsi con me quando parlo la loro lingua, specialmente quando si tratta di temi economici che richiedono una certa padronanza del linguaggio. Parlando più in generale invece, io mi chiedo: come può una persona ordinare una pizza, andare al supermercato, pagare il biglietto dell’autobus se non sa chiedere e capire quello che sente? Per questo credo che in questi centri di accoglienza, lo Stato potrebbe destinare parte delle risorse che già vengono utilizzate, per fare dei corsi di italiano e poi dopo un tot di tempo fare un esame obbligatorio. Chi passa l’esame può entrare e lavorare in Italia, chi non lo passa ritorna a casa. Questo lo si deve applicare a tutti, non solo a chi adesso vuole entrare dalla Libia, sia ben chiaro. 

In secondo luogo, credo che gli uffici immigrazione debbano essere potenziati e creare una rete capillare, ad esempio si possono dotare anche i Carabinieri di un ufficio immigrazione in ogni stazione, in modo tale da avere un controllo diretto sul territorio. In Russia si ha sempre la sensazione che il reparto immigrazione sia un dipartimento a se indipendente. 

Poi, guardando sempre alla Russia, credo che l’Italia deve essere più dura nei confronti di chi sbaglia e selezionare gli stranieri in base alla professione che fanno o intendono svolgere. Faccio una piccola premessa: in Russia esistono diversi modi per entrare e vivere

Straniero, Russia
Da visa-turkmenistan.com

I visti turistici non possono avere entrate multiple e vengono dati in base ai giorni di pernottamento o alla data del biglietto di andata e ritorno. Quindi se uno straniero va a visitare la Russia per 9 giorni, riceve un visto di nove giorni e non di più, a differenza di quanto succede con lo Schengen. 

I visti lavorativi valgono solo se lo straniero lavora con la società che lo ha invitato. Il primo visto lavorativo che si riceve vale al massimo 90 giorni e si può entrare/uscire una sola volta, il rinnovo può essere al massimo annuale con entrate multiple. In genere si richiede il certificato di conoscenza della lingua russa, eccetto alcune categorie speciali come ad esempio gli insegnanti. A quest’ultimi basta solamente un precontratto. Il fatto che lo straniero può lavorare solo con la società che lo ha invitato, esclude sia la possibilità di aprire ditte individuale, sia di avere doppi incarichi. Ad esempio, se io vengo invitato dall’Università Statale di Chelyabinsk, posso lavorare solo con loro. 

Poi ci sono i permessi di residenza temporanei, è uno stampo che permette allo straniero che lo riceve di entrare ed uscire dalla Russia quante volte vuole per tre anni. Può aprire ditte, lavorare dove vuole ma è vincolato alla regione in cui ha ricevuto il permesso, inoltre questo permesso può essere ricevuto solo in Russia. Questo significa che se io ricevo questo permesso, posso lavorare solo nella regione dove l’ho ricevuto, se voglio lavorare in un’altra regione devo richiedere un altro permesso. Bisogna presentare il certificato di lingua, cultura e legge russa, il certificto di nascita e il casellario giudiziario, dichiarare dove si ha lavorato negli ultimi 5 anni, il motivo della permanenza in Russia e inoltre fare degli esami medici tra i quali HIV, malattie infettive, la tubercolosi e l’esame delle urine per vedere l’uso di sostanze stupefacenti. Dopo aver fatto questi documenti, bisogna andare in commissione, che in genere si riunisce due volte al mese; si ha un colloquio dove in genera si spiega perché si vuole vivere in Russia e quali sono i piani futuri. Dopo il colloquio, si aspettano i risultati riguardanti le “quote”, se lo straniero ottiene la quota a distanza di due mesi circa (o anche meno ma a volte si possono aspettare anche 4 mesi), riceve il permesso. Ci sono casi speciali dove si può ottenere il permesso senza quota (ovvero senza la commissione) ma direttamente d’ufficio: questo avviene quando in genere la moglie o un figlio o parente vicino ha già la cittadinanza russa.

Dopo aver ottenuto il permesso di residenza temporaneo da almeno sei mesi, lo straniero può richiedere il permesso di soggiorno che vale 5 anni. Trascorsi i 5 anni si può richiedere la cittadinanza russa, finalmente. 

Straniero, Russia
Da old.amurpress.com

Ritornando al discorso stranieri che sbagliano a comportarsi nella nazione ospitante…chi sbaglia paga, ma prima di pagare se ne va, immediatamente. Qualcuno può dire che espellere qualcuno al quale bisogna pagare un volo di solo ritorno verso la propria nazione può essere costoso, e sono d’accordo con voi. Ma un uomo che ha ricevuto un decreto di espulsione, che decide di rimanere e lavora in nero, vende droga, ferisce un uomo o stupra una donna e alla fine deve affrontare un processo, non crea spese allo Stato che sono 10,20, 100 volte superiori al biglietto di solo ritorno? In parte questo è il ragionamento che si fa in Russia. Chi sbaglia viene letteralmente deportato, ossia scortato fuori dalla Russia, la persona viene schedata e gli verrà impedito di rientrare sul suolo russo per 10 anni; passati i 10 anni potrà ritornare, ma avendo la fedina penale sporca la sua carriera lavorativa sarà notevolmente compromessa, dato che molte aziende pubbliche e private non assumo gente con precedenti. 

Detto questo ci tengo a sottolineare che stranieri che intendono lavorare in determinati settori, tipo l’insegnamento o quello agricolo o boschivo, hanno delle semplificazioni, così come i lavoratori altamente qualificati (168 mila rubli al mese di stipendio netto, pari a 2.400 euro circa) ricevono immediatamente un visto lavorativo. 

Inoltre i cittadini che hanno doppia cittadinanza sono considerati russi sul territorio russo, e tranne alcune eccezioni (tipo Kazakhistan, Georgia, Moldavia e alcune altre nazioni) quasi tutti gli stranieri possono ottenere il passaporto russo, compresi i cittadini italiani. 

L’esperienza russa mi ha insegnato che non c’è nulla di più sbagliato nel considerare le persone provenienti da un paese straniero con un appellativo: è troppo superficiale e alimenta un dibattito populista ed inutile alla fine della risoluzione del problema. Ogni straniero può essere una risorsa o un problema, ma questo non dipende dallo Stato ospitante ma solo dalla persona stessa, dalla sua storia, educazione e perché no, anche provenienza (come la Russia mi ha insegnato). Per questo motivo lo Stato dovrebbe accogliere tutti coloro che potranno essere una risorsa per l’Italia; accoglierli veramente tramite le autorità locali e un senso di accoglienza che faccia sentire lo straniero parte di una comunità. Allo stesso modo nessuna pietà per chi sbaglia e per chi può presentare un problema, per chi non vuole applicarsi, per chi non ha qualità che servano allo Stato italiano, insomma per chi non vuole inserirsi nel tessuto sociale italiano. 

Di Antonio Campa

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