Rapporti tra uno Spazientito Putin e un Impotente Trump

In seguito alle sanzioni deliberate dal Senato statunitense, il presidente russo Vladimir Putin ha deciso di limitare il numero di diplomatici statunitensi sul suolo russo, tagliandone 755 entro settembre, spazientito dalla mancanza di sviluppi nelle relazioni tra i due paesi. Questa decisione sembra paradossale ripensando al giubilo con il quale i russi avevano accolto l’elezione di Trump lo scorso novembre, accusati anche di averne favorito l’elezione, con la promessa di un miglioramento dei rapporti tra Russia e Stati Uniti.

La campagna elettorale di Trump infatti era in parte incentrata sul possibile progresso delle relazioni bilaterali una volta eletto, un obiettivo che sembra sostenere a fasi alterne in base alle necessità o possibilità delineate dallo scacchiere internazionale.

Tuttavia, le prime tensioni risalgono allo scorso aprile, quando il presidente Trump ha deciso di inviare un forte segnale di supremazia, militare e territoriale, a Bashar al-Assad e Putin, inviando 59 tomahawk alla base di Al Shayrat in Siria, da cui erano partite le armi chimiche della strage di Khan Sheikhoun, in cui sono morte più di 80 persone. Sicuramente l’aspetto umanitario ha giocato un ruolo fondamentale nella decisione del presidente, che però ha anche colto l’occasione per lanciare un forte messaggio al mondo e a chi lo accusava di voler intraprendere una politica isolazionista.

I russi presenti nella base sono stati messi in salvo da una segnalazione preventiva, la cui mancanza avrebbe potuto causare importanti ripercussioni nei rapporti tra gli stati, oltre che una possibile de-escalation della precaria stabilità della scena internazionale. Ciononostante, la Russia si è dichiarata contraria all’attacco, considerandolo una violazione del diritto internazionale, un atto di aggressione nei confronti di un paese sovrano che ha causato danni considerevoli non solo tra gli Stati Uniti e la Siria, ma soprattutto tra la Russia e gli USA.

Un tentativo di riappacificazione è avvenuto a luglio, durante il G20 di Amburgo, in cui Trump e Putin hanno avuto il loro primo incontro ufficiale e hanno intavolato un dialogo che entrambi hanno definito “costruttivo”. Tra i vari argomenti di discussione, i principali sono le situazioni in Ucraina e Siria, in particolare in quest’ultima con la delineazione di una tregua nella zona di sud-ovest, confermata dal ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. In aggiunta, il tema della lotta al terrorismo e della cyber-security sono apparsi di fondamentale importanza per entrambi i paesi, che considerano la questione come rischiosa anche dal punto di vista della minaccia terroristica.

Tuttavia, le relazioni tra i due paesi non sono migliorate, al contrario, hanno spinto Putin al taglio di 755 diplomatici statunitensi a seguito delle sanzioni votate dal Senato americano a cui il presidente Trump si è dichiarato fortemente contrario e al contempo impotente, mostrando così il suo effettivo margine di manovra al Congresso. Le sanzioni alla Russia non sono solo legate all’annessione della Crimea del 2014, ma sembrano anche una forma di ritorsione per l’intromissione alle elezioni che hanno portato lo stesso Trump alla presidenza.

Putin ha dichiarato di avere esaurito la pazienza, intraprendendo una mossa diplomatica, ma molto significativa, in risposta anche al taglio subito durante l’amministrazione Obama di 35 diplomatici russi che aveva ridotto la rete diplomatica ad un totale di 455, meno della metà del numero dei diplomatici statunitensi in Russia. Il presidente russo avrebbe atteso per un possibile miglioramento delle relazioni tra i due paesi, ma non vedendo una soluzione a breve termine, a causa della comprovata debolezza di Trump nei confronti del Senato, ha deciso di adottare delle misure in risposta alle nuove sanzioni.

E’ venuto il momento di mostrare agli Usa che non lasceremo le loro azioni senza risposta“, ha affermato Putin, “senza alcuna provocazione, hanno assunto nuove decisioni che peggiorano le nostre relazioni bilaterali. Possiamo mettere in campo anche altre misure per rispondere agli Usa, ma ad oggi sono contrario“.

Secondo il Cremlino, questa azione non provocata ha l’effetto di peggiorare le relazioni tra i due paesi ed influenzare gli altri stati del mondo, inclusi quelli interessati a sviluppare o conservare relazioni con la Federazione Russa.

 

Federica Nicolini
Immagine di kontinentusa.com

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