L’Abkhazia e la Russia

In onore del nono anniversario della guerra tra la Russia e la Georgia, il Presidente Vladimir Putin si è recato in Abkhazia, una delle regioni direttamente interessate nel conflitto, per rinnovare il sostegno alla repubblica e garantirne nuovamente la sicurezza e la stabilità, un impegno di cui la Russia si era già fatta carico al termine della guerra.

In visita al primo ministro Raul Khajimba, Putin ha assicurato il proseguimento dei rapporti economici, politici e militari, in supporto del movimento separazionista che auspica l’indipendenza della regione dal governo di Tbilisi, provocando quindi un’inevitabile frattura con la Georgia, internazionalmente riconosciuta come lo stato che ne detiene il controllo amministrativo.

Immediata la reazione georgiana, da tempo in rapporti tesi con la Russia e i dissidenti abcasi. Il Presidente Giorgi Margvelashvili ha condannato la visita di Putin, considerandola una violazione del diritto internazionale che aggrava il torto subito dalla Georgia nel 2008, con la dichiarazione di indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Anche la NATO non ha apprezzato la visita del Presidente russo, affermando quanto sia deleteria per la già precaria situazione di stallo tra i due paesi, aumentando le difficoltà per raggiungere una pace definitiva.

Per comprendere meglio l’importanza della visita e la reazioni delle parti in causa, ecco un breve riassunto delle cause scatenanti il conflitto e la situazione fino ai giorni nostri.

 

Russia, Abkhazia
Da kavkaz-uzel.eu

Il conflitto

Il conflitto ha origini storiche, etniche e filosofiche. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’area fu fortemente instabile, a causa dell’assenza di un potere forte che mantenesse la coesione tra stati e che garantisse la pace tra le diverse spinte indipendentiste. Già nel 1991 ci furono le prime dimostrazioni di insoddisfazione e impulsi reazionari, che portarono alla Prima Guerra in Ossezia del Sud. Gli osseti infatti, così come gli abcasi, rivendicavano l’indipendenza e la differenza della loro etnia da quella georgiana, reclamando quindi l’indipendenza per la loro repubblica.

Il vuoto lasciato dall’Unione Sovietica fu in parte occupato dalla Federazione Russa, che si fece promotore della stabilità e pace dell’area post-Sovietica, con l’obiettivo di imporre il proprio dominio e creare una sfera di influenza. Secondo alcune teorie diffuse in Russia negli ultimi anni, il destino della Russia è quello di ritornare ad essere una superpotenza, un ruolo che può ricoprire dopo aver ristabilito la sua egemonia regionale nell’area post-sovietica.

La guerra Russo-Giorgiana scoppiò nell’agosto del 2008, in seguito al bombardamento di alcune città georgiane da parte degli indipendentisti osseti. La situazione peggiorò in poco tempo, con l’intervento dei rivoluzionari abcasi e della Russia in favore delle repubbliche indipendenti.

L’intervento della Russia infatti non fu casuale: la Georgia si stava allontanando pericolosamente dalla sua area di influenza, cercando di collaborare maggiormente con la NATO e l’Unione Europea, una situazione poco gradita al Cremlino. Lo scoppio delle ribellioni in Abkhazia e Ossezia del Sud si rivelò quindi vantaggioso per la Russia, ponendo un’imponente barriera tra la Georgia e la NATO, la quale non avrebbe potuto approvare la candidatura di Tbilisi finché una situazione di conflitto fosse presente sul suo territorio.

La durata della guerra fu di pochi giorni, ma con perdite ingenti. Secondo le stime dell’Unione Europea più di 850 persone, tra militari e civili, persero la vita e altri 2000 furono feriti. La fazione dei ribelli vinse la guerra, pur non ottenendo il riconoscimento della loro indipendenza dall’ONU, ma solo da pochi stati, tra cui la Federazione Russa. Questa decisione fu condannata dagli Stati Uniti, dalla Francia, dal Consiglio d’Europa e dall’OSCE, che ancora oggi riconoscono la dipendenza amministrativa di queste due regioni dalla Georgia. In aggiunta, il Parlamento Europeo riconosce l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud come territori Georgiani occupati da uno stato straniero.

La tensione è ancora evidente e infatti è possibile definire questa guerra come un “conflitto congelato”: una pace stabile e duratura tra le parti in causa è ancora lontana, la Georgia è fermamente determinata a rivoler ripristinare il controllo sulle due repubbliche, mentre la Russia non è minimamente intenzionata a fare un passo indietro e favorire così un pericoloso avvicinamento tra la Georgia e la NATO.

 

Russia, Abkhazia
Da Lenta.ru

La situazione odierna

Secondo le norme del diritto internazionale, uno stato sovrano, per essere ritenuto tale deve possedere specifiche caratteristiche. Uno stato deve esercitare le sue funzioni su una popolazione con propria coscienza politica e stanziato su un territorio su cui esercitare controllo. In aggiunta, deve avere una sovranità reale sul territorio e sul popolo, avendo quindi pieno esercizio dei suoi poteri all’interno del proprio territorio, ma anche essere in grado di esercitare il proprio potere indipendentemente dalle ingerenze di altri stati. Per attuare ciò, è fondamentale che uno stato venga riconosciuto da altri stati, legittimandolo, e dichiarando la sua autonomia giuridica.

Uno stato che gode di tutte queste caratteristiche ma che non viene legittimato dalla comunità internazionale (mancando quindi di sovranità esterna), viene definito uno stato fantoccio. Al giorno d’oggi, tra gli stati fantocci è possibile individuare la Transnistria, l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud, tutte dipendenti dalla Federazione Russia. Per la precisione, la Russia riconosce l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud, a differenza dell’ONU che continua a sostenere la dipendenza delle due regioni dalla Georgia.

Nel caso specifico, l’Abkhazia, con la fine del conflitto tra Georgia e Russia, ha visto riconoscersi la sua indipendenza dall’amministrazione georgiana dalla Russia, la sua più potente alleata. Di conseguenza, due scenari erano plausibili: se da un lato l’Abkhazia poteva iniziare un percorso di indipendenza, dall’altro vi era la seria possibilità di sottostare alla volontà della Russia. Il risultato è un ibrido tra le due alternative: formalmente la Russia riconosce l’indipendenza abcasa pur essendo una questione puramente formale, poiché economicamente e militarmente è dipendente da Mosca.

L’ipotesi di una totale annessione, come potrebbe accadere con l’Ossezia del Sud, è da accantonare per il momento. Se da un lato l’Abkhazia non è disposta a cedere la sua sovranità alla Russia, dall’altro il Cremlino non è interessato ad un’annessione della regione. Un’eventuale unione costituirebbe un grave affronto a Tbilisi e la completa perdita di controllo sulla Georgia, che già punta ad un avvicinamento con l’Occidente e con l’Unione Europea. Al momento, l’unica possibilità è il mantenimento dello status quo, nel tentativo di migliorare i tesi rapporti tra Georgia e Russia.

Federica Nicolini

Immagine da dni.ru

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