Prospettiva Nevski

Dopo un anno di lontananza, sono tornata a San Pietroburgo, forse la città più europea della Russia, la città che più di tutte si avvicina a ciò che sono abituata a chiamare “casa”.

Il percorso è stato sempre il medesimo, le principali attrazioni non sono cambiate, tra Ermitage, le tre chiese principali del centro della città, la Fortezza di Pietro e Paolo, il Petergof e Tsarsckoe Celo, tutti elementi di cui abbiamo già parlato e che i nostri lettori più affezionati sicuramente ricorderanno.

Tuttavia, quest’anno, la mia attenzione si è soffermata su un altro elemento, forse occasionalmente e a tratti sottostimato se comparato a tutte le bellezze appena citate, ovvero la via principale della città, Prospettiva Nevski. Questa volta, questa via si è circondata di un’atmosfera speciale, complici anche i miei compagni di viaggio appassionati di uno dei più grandi cantautori italiani contemporanei, il Maestro Franco Battiato.

Contemporaneamente all’ultimo decennio dell’Unione Sovietica, in Italia usciva l’album “Patriots”, contenente la canzone “Prospettiva Nevski”, che mi ha accompagnato per tutta la durata della mia passeggiata nella via. Qui vorrei darvi una mia personale interpretazione, in relazione a ciò che ho vissuto e percepito passeggiando per le strade pietroburghesi, piccoli commenti su parti del testo che mi hanno particolarmente colpita.

Un vento a trenta gradi sotto zero
incontrastato sulle piazze vuote e contro i campanili
a tratti come raffiche di mitra disintegrava i cumuli di neve. 

Sicuramente, uno degli aspetti più caratterizzanti di San Pietroburgo sono gli enormi spazi, nelle strade, nelle piazze. Su questi enormi spazi, e in particolar modo in prossimità del fiume Neva, il vento si abbatte senza pietà, rendendo ancora più fredda la città. Nonostante fosse metà Ottobre, la sopportazione del freddo era già al limite per un’europea abituata al caldo clima mediterraneo.

Prospettiva Nevski
Da elledecor.it

Ma, nonostante le difficoltà legate al clima, una passeggiata sul lungo fiume, per raggiungere l’Ermitage o la cattedrale di Sant’Isacco, o la Fortezza di Pietro e Paolo, spingono ad affrontare il vento contrario per godere di quella che, probabilmente, è la parte più bella e caratteristica della città, piena di palazzi signorili e nobiliari ormai adibiti ad usi privati o statali, di epoca imperiale.

Seduti sui gradini di una chiesa
aspettavamo che finisse messa e uscissero le donne
poi guardavamo con le facce assenti la grazia innaturale di Nijinsky.
E poi di lui si innamorò perdutamente il suo impresario
e dei balletti russi.
L’inverno con la mia generazione
le donne curve sui telai vicine alle finestre
un giorno sulla prospettiva Nevski per caso vi incontrai Igor Stravinsky
e gli orinali messi sotto i letti per la notte
e un film di Ejzenstejn sulla rivoluzione. 

 Senza dimenticare il contesto storico della canzone, Battiato ci riporta indietro di anni, decenni, ripercorrendo il profilo unico dell’arte sovietica e, soprattutto, pietroburghese. I balletti di Nijinsky, le composizioni di Stravinksy, i film di Ejzenstejn, sono solo un piccolo esempio della produzione artistica dell’epoca, simboleggiata dai vari teatri, caffè letterari e edifici architettonicamente notevoli che circondano la via.

In questa cornice, non va certamente dimenticato il ruolo delle “donne curve sui telai”, affettuosamente le бабушки, pietra miliare della società russa, che con un sorriso e con i loro prodotti abbelliscono e allietano i lunghi stradoni e le fermate delle metro russe.

E studiavamo chiusi in una stanza
la luce fioca di candele e lampade a petrolio
e quando si trattava di parlare
aspettavamo sempre con piacere
 il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare
l’alba dentro l’imbrunire. 

Concludo con i versi più belli ed emblematici della canzone. Perché la Russia indirettamente spinge ad una riflessione su di sé, a una meditazione profonda, ad una migliore conoscenza di sé stessi, una completa introspezione per comprendersi meglio. Che sia chiusi in una stanza o all’aperto, passeggiando per la Prospettiva Nevski per esempio, i pensieri affiorano ed è impossibile scacciarli. Ed è in quel frangente che ho capito che non sempre le parole sono fondamentali, che a volte un silenzio ha più significato, che ho imparato ad apprezzare le pause e le conversazioni mancate e a vivere dentro a un libro di Dostoevskij. Ed è così che ho appreso a valutare le situazioni e le circostanze in una maniera più profonda della superficie che siamo soliti considerare e giudicare.

Non è sicuramente facile trovare “l’alba dentro l’imbrunire”, ma la meditazione quasi mistica che San Pietroburgo ispira, questo viaggio dentro di sé è una caratteristica innata della città, la città dell’arte e della cultura russa che, come le sue forme artistiche più caratteristiche, porta proprio all’introspezione più profonda di sé.

prospettiva Nevski
Da Wikipedia

Link al video di “Prospettiva Nevski” di Battiato. 

 

Di Federica Nicolini

Immagine da SanPietroburgo.eu

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