100 Anni di Rivoluzione Russa in un Giorno di Scuola

Sabato sono stata a una lezione di storia molto particolare presso la scuola russa “Armonia” di Milano. Verteva interamente sulla Rivoluzione Russa, in occasione del centenario. 

Ho passato due ore fantastiche con ragazzi bilingui, esattamente come me, ma più giovani, le nuove leve. Parlano tutti i giorni in italiano coi loro compagni. Leggono libri in cirillico come se fossero il loro pane quotidiano. Sono al mondo da poco più di nove anni e già pensano in due lingue diverse. Sembra che abbiano due cervelli a testa.

Questi ragazzi di quarta elementare, come ogni sabato pomeriggio, erano alla scuola russa. Stavolta seguivano una lezione intitolata “Compiti di memoria storica”, in onore del centenario della Rivoluzione del 1917, in lingua russa. 

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Dinastia Romanov, da RBTH

Contesto storico

Nel 1916, le sconfitte di guerra generarono risentimento nella popolazione russa. Dopo tre anni, l’Impero russo aveva perduto la Polonia, la Bielorussia, la Lituania e parte dell’Ucraina e della Lettonia, perdite non compensate dai successi in Galizia e nel Caucaso. I diciassette milioni di uomini sotto le armi, sottratti alla produzione agricola, mandarono in crisi l’economia nazionale, già messa in difficoltà dal basso livello tecnologico delle industrie e dalla scarsa estensione della rete ferroviaria. Per garantire la massima produttività l’orario di lavoro degli operai era stato allungato, ma i salari reali, per effetto dell’inflazione crescente, erano diminuiti di un terzo, i consumi erano scesi della metà e davanti ai negozi si facevano file di 3-6 ore per acquistare il pane e il latte.


Così, tra il 23 e il 27 febbraio 1917, secondo l’allora vigente calendario giuliano, a Pietrogrado si tenne un grande sciopero contro il governo. A esso si unirono anche i militari. Gli stessi che furono chiamati dallo zar per reprimerlo. Vennero liberati i prigionieri politici. Lo zar Nicola II aggiornò la Duma. (in cui il blocco liberale era rappresentato dal Partito dei Cadetti), Fu eletto un Comitato. D’altro canto, tra le masse popolari si costituiva il Soviet degli Operai e dei Soldati.

Il 15 marzo 1917, con l’accordo di Soviet e Comitato, fu varato un governo provvisorio presieduto dal principe Georgij L’vov. La sera stessa lo zar abdicò.

Numerosi soviet si formarono in tutto il paese, ponendosi come potere parallelo al governo provvisorio.

Tutto il resto è storia, come si suol dire.

I tedeschi lasciarono passare Lenin su un treno blindato dalla Svizzera dove era in esilio, alla Russia. Qui divenne il leader dei bolscevichi. Nelle sue “Tesi di Aprile” propose la cessazione immediata della guerra, la nazionalizzazione delle banche e della terra, il passaggio del potere ai soviet. In poche parole voleva la rivoluzione proletaria.

A ottobre, nella fase finale e decisiva della Rivoluzione Russa, furono decretati la fine dell’epoca zarista e l’inizio della Repubblica Sovietica.

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Alcune lettere dell’alfabeto cirillico prima della Rivoluzione Russa, da uprating.ru

La lezione di sabato

Ma torniamo alle emozioni che mi ha trasmesso la lezione in russo sulla storia della patria degli zar e della rivoluzione.

Non era la solita noiosissima ora di scuola. Il punto di vista della relatrice era obiettivo, quasi filo-zarista. Devo ammettere che “ai miei tempi” le lezioni di storia della scuola russa erano incentrate sul Partito, sul Comunismo come unica via di salvezza e istruzione. Il Nonno Lenin era visto quasi come un messia. Non c’era spazio per opinioni contrarie a questa. Sarebbe stato come rinnegare la storia, la grandezza della Russia, la vittoria della Seconda Guerra Mondiale.

Questo sabato, invece, ci hanno spiegato che il governo provvisorio instauratosi a Pietrogrado nel 1917 dopo l’abdicazione degli imperatori era illegale. Favorì lo scoppio della Rivoluzione di Febbraio. Serviva davvero uccidere uno zar che si era ritirato a vita privata da solo? Stanare tutta la sua famiglia e farla fuori con tanta prepotenza, comprese le donne? Durante questa lezione, per la prima volta in vita mia ho sentito una professoressa russa chiamare dittatura il Regime Socialista. Abbandonare quella visione onirica, tra unicorni, cori dell’Armata e talloncini per la spesa, di un periodo storico caratterizzato da oscurantismo e fame atavica.

E non è questione di giusto o sbagliato, di bello o brutto, di bianco o di nero. È storia. Va letta e interpretata come tale, con tutto ciò che può insegnarci, pregi e difetti compresi.

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da cont.ws

Gli anni passano, anche per la Grande Russia. Sono felice che la terra degli zar abbia conosciuto il progresso, il diritto di opinione e quello di essere obiettivi. Non c’è più quella visione incartapecorita, univoca, che sanciva il pensiero unico secondo il quale il periodo socialista costituiva l’apice della società russa. Non c’è più bisogno di insabbiare prove per insegnare i veri valori della storia. C’è la consapevolezza di rappresentare una grande potenza che nel corso dei secoli ha saputo fronteggiare difficoltà e trionfi.

Questo, ovviamente, è solo il mio punto di vista. Non ho vissuto in prima persona la Rivoluzione Russa, nemmeno il periodo sovietico. Sono nata nel ’93. Ho conosciuto il comunismo attraverso gli occhi di mia madre, una inguaribile nostalgica di quei tempi in cui nel suo paese non c’era, ma allo stesso tempo c’era tutto. La vita era più semplice allora, secondo lei, si era tutti felici.
Voi cosa ne pensate? Come vedete questo periodo storico?

Di Alessandra Schirò

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