Babuški nella Storia della Società Russa

Girovagando su Facebook nel tempo libero, mi sono imbattuta in un’immagine che ritrae un gruppo di babuški con dei cesti di mele.

Babuški, società russa
Le babuški, dal russo nonnine, sono le vecchine che di solito in Russia si trovano sul ciglio delle strade affollate. Vendono ai passanti i prodotti che coltivano nel loro orticello. Gli basta un tavolino di fortuna, qualche cesto e qualche scatola di cartone per vendere quei pochi pomodori, le patate o i cetriolini sottaceti che raccolgono alla dača.

Stanno su quei marciapiedi tutto il giorno, a qualsiasi condizione, con la pioggia e con la neve, sotto il sole a 30°C o nelle più gelide giornate invernali con quel sorriso materno che fa tenerezza.

“Ma chi glielo fa fare?”, mi sono chiesta più volte di fronte alla vista di queste fragili nonnine. A malapena si reggono in piedi per il peso della vecchiaia, ma continuano a stare sul marciapiede coi loro sacchi di ortaggi in attesa che qualche passante compri almeno qualcosina.

Il paesaggio della foto è quello tipico autunnale russo. È bucolico, fatto di betutte dalla corteccia bianca con le foglie gialle, sul retro si intravede una izba di legno con le stavni (in italiano imposte, persiane) e il tetto azzurri.

Questo richiamo alla cultura, alla tradizione russa, è coronato da una scritta sovrapposta all’immagine in grigio. Si tratta di due parole, “Apple Store”, che sono molto vicine a noi persone international e contemporanee.

Anche in Russia esistono i prodotti del marchio della mela, ovviamente, e vanno a ruba esattamente come qua in Italia.

In questa immagine si incrociano due realtà agli antipodi. Il vecchio e il nuovo. Tradizione e innovazione. Patriottismo e multiculturalità.

Guardando questa foto, l’accostamento di questi due mondi non mi dà per niente fastidio. Mi fa sorridere. Mi suscita pensieri dolcissi, onirici, rivolti alla mia infanzia trascorsa in Siberia, quando passeggiavo per Novosibirsk con mio nonno e ci fermavamo dalle babuški a prendere le semečki (semi di girasole). Ora è cambiato tutto. Il capoluogo siberiano è diventato una vera e propria metropoli. E i semi di girasole si comprano al supermercato, in quegli enormi e surreali centri commerciali che piacciono tanto di cui le città russe sono disseminate.

Molti considerano le babuški come uno dei veri e propri pilastri della società russa. Io voglio spiegarvi perché. E voglio parlarvi di cosa succede oggi in Russia a questa “istituzione” nata ai tempi dell’Unione Sovietica.

Babuški, babushki
Da Wikimedia Commons

Perché sono tutte donne?


Per generazioni durante la Seconda Guerra Mondiale e, più in generale, in tutto il periodo dell’URSS che portava gli uomini a prestare servizio militare per la Patria, furono le donne a mandare avanti il paese, a lavorare, a inventarsi delle professioni per mandare avanti la famiglia.

Negli anni Novanta, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la Russia ha conosciuto un periodo di povertà, depressione, i “Лихие Девяностые” (i focosi anni Novanta). Gli ideali erano morti, quasi da un giorno all’altro. Molta gente si è ritrovata con stipendi da fame. Non c’erano più i talloncini del Partito che permettevano a tutti di avere il necessario, di mangiare secondo i propri bisogni. In molti per disperazione si sono dati all’alcolismo, al contrabbando, all’eroina. Così, ancora una volta, nella storia della società russa, le donne si sono ritrovate a prendere il posto degli uomini, a dimostrare la propria forza e integrità mentale.

Chiunque abbia avuto l’occasione di fare un viaggio in Russia e confrontarsi con le realtà autoctone, può confermare che ancora oggi le donne sono dappertutto. Non c’è posizione sociale e lavorativa che una donna non possa ricoprire. La società russa in fondo, seppur con molte contraddizioni e influenze occidentali, è matriarcale dalla nascita.

Babuški
Da Kp40.ru

Le babuški oggi


Ai giorni nostri il mercato messo in piedi dalle babuški è in grave crisi. Nel terzo millennio è arrivata la grande distribuzione. La Russia di oggi è uno dei paesi più consumisti e capitalisti sulla faccia della terra. Nessuno compra più dalle nonnine. Si trova tutto al supermercato. I viveri sono alla portata di tutti, in quantità maggiori e a prezzi più bassi.

Ma le nonne non demordono. Stanno sedute sui loro sgabelli sul ciglio della strada, sorseggiando thè caldo e sorridendo dolcemente ai passanti.

Di Alessandra Schirò

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