Minimalismo e Libertà

Conosciamoci un po’: parliamo di minimalismo.

Avete mai letto le Anime Morte di Gogol’? Vi è mai capitato di sentirvi come Plyushkin, il proprietario terriero che vive sommerso dalle cose?

Tra un post sulla Russia e l’altro, vorrei raccontarvi un poco di me. Ditemi se vi può far piacere. Ci sono temi particolari a cui siete interessati?

Bene, oggi vi parlo di un aspetto della mia personalità che mi caratterizza fin da quando ero bambina: il minimalismo.

Sia chiaro, per me non è un’etichetta. Non seguo un movimento. Non ho cercato questo stile di vita nei libri di guru e santoni dell’ultima ora. Non vivo in un mondo incolore, anzi, adoro il verde, il giallo, l’azzurro, il rosa e il bianco. Per me il minimalismo non è una filosofia e non devo renderne conto a nessuno. È tutto molto più semplice, quasi come respirare.

Non mi sono mai legata agli oggetti. Meno ne ho attorno, meglio è. “Less is more”, diceva l’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe negli anni ’60 dello scorso secolo.

Il minimalismo è la tendenza a ridurre al minimo la realtà. Nei dizionari troverete questa definizione. Ma che cos’è per me il minimalismo? Come lo applico al mio quotidiano?

Partiamo dalla mattina. Una delle prime cose che faccio appena sveglia è la doccia. Uso solo il bagnoschiuma e, nei giorni in cui mi lavo anche i capelli, uno shampoo neutro delicato. Non applico balsami né maschere, né altri prodotti. Perché? Semplice: perché non mi servono. Ci sono stati periodi, in adolescenza, in cui ho provato svariate cose che promettevano di nutrire, riparare e benedire la mia folta chioma, neanche fossero l’acqua santa di Lourdes. La vera svolta è arrivata quando ho smesso di usarli e ho ascoltato il consiglio di un mio vecchio parrucchiere: “Per i tuoi capelli non c’è niente di meglio dello shampoo neutro”. Con questo non sto dicendo che bisogna usare solo quello. Ci mancherebbe.

Ho soltanto imparato che prima di acquistare un qualsiasi prodotto, per quanto possa farmi gola visto da quella vetrina illuminata nel periodo dei saldi, prima di buttarmici a braccia aperte, devo chiedermi sempre: “Mi serve?”

I motivi dietro questa scelta sono molteplici. A tutti noi è capitato, ad esempio, di comprare un vestito, una maglietta, una borsa nuova di cui non avevamo bisogno e restarne delusi.

“Ho buttato via i soldi! Ho già l’armadio pieno, ma dispiace buttarla”

Confessate, lo avete pensato anche voi, almeno una volta nella vita.

Io mi scrivo sempre nelle note del telefono una lista di ciò che mi serve: dai vestiti alle cose per la casa, passando per libri, cibo e chi più ne ha, più ne metta. Quando è il momento di far compere, do un’occhiata alla suddetta lista e molto spesso la metà degli articoli che ho segnato non mi serve più.

Un’altra cosa molto importante per me è saper lasciare andare gli oggetti.

Al giorno d’oggi ci affezioniamo quasi più ai beni materiali che alle persone o alle emozioni. Non riusciamo a buttare via un vasetto di vetro vuoto, solo perché “potrebbe servire”. Allora ci riempiamo la casa di boccette, bottiglie, pacchettini. Pattume, in poche parole. Perché parliamoci chiaro: un vasetto, due, tre li riutilizzeremo davvero, tutto il resto starà ammassato per anni sui nostri scaffali. Ruberà spazio alle cose che ci servono davvero.

La verità è che il domani che aspettiamo per usare finalmente quel barattolo che conserviamo da 10 anni o per indossare quel capo di abbigliamento con tanto di cartellino ancora attaccato che comprammo quando c’era ancora la lira non arriverà mai. Le mode cambiano, i nostri gusti pure, i kg possono aumentare o diminuire nel tempo. Arriveranno nuovi amori e con loro nuovi barattolini di vetro. Verrà Natale, Capodanno, e con essi arriveranno anche nuovi sacchettini con fiocchetti e paillettes che intaseranno gli scaffali della vostra cucina, finché non li butterete via. Finché non butterete via direttamente gli scaffali, si intende.

Come può un bene materiale essere più indispensabile della nostra libertà, del respiro, della serenità?

È così. Per me minimalismo vuol dire libertà. Penso alla libertà di tornare a casa e godere di spazi sgombri dal disordine che mette solo angoscia. Penso alla libertà di avere cura di quelle poche cose che per me sono importanti, di uscire di casa senza aver paura di perdere le cuffiette, di rovinarmi il trucco o di rompere una collana. Penso alla libertà di viaggiare e godermi appieno ogni occasione che mi si presenta, senza stare troppo a contare i soldi che ho in tasca.

A quel punto sono felice di non aver comprato quel vestito all’ultima moda che in realtà sarebbe rimasto a prendere ombra in mezzo a tutti gli altri che ho già nell’armadio. Sono felice di non aver acquistato quel rossetto dal colore verde. Che per quanto il verde sia il mio colore preferito, so che non me lo metterei mai quel rossetto. Penso alla serenità di sapere esattamente cosa mettere in valigia, perché ogni vestito che ho nell’armadio mi sta comodo e mi fa sentire a mio agio. Ne ho di diversi, per diverse occasioni. Il resto lo dono in beneficenza. Ciò che non serve a me, può sicuramente servire a un’altra persona.

Raccontatemi cosa ne pensate.

Di Alessandra Schirò

Immagine da Expoknews.com

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