Perturbazione Siberiana “Burian”: Perché l’Italia è Investita dall’Erbaccia?

Burian? Buran? Buria? Come si chiama la perturbazione siberiana che negli ultimi giorni è diventata uno degli argomenti principali di cui si parla sui social e ai telegiornali? Perché ultimamente, ogni volta che un russo accende un telegiornale italiano, muore dalle risate? Facciamo chiarezza.

In questi giorni la penisola italiana è stata colpita da un vento gelido e secco tipico della Siberia. La temperatura si è abbassata, la neve ha imbiancato le strade di tutta Italia. Nevica a Napoli, a Roma a Milano, dappertutto: sia al mare che in montagna, in collina e in pianura. In diverse regioni della nostra penisola hanno chiuso le scuole a causa del maltempo. Continuano a registrarsi disagi sulle linee ferroviarie. Un gelo così in Italia non si registrava da decenni. Oggi ci sarà il picco di basse temperature. Non fatevi cogliere impreparati. Date un’occhiata ai nostri consigli su come sopravvivere al freddo siberiano.

Il gelo, si sa, a volte gioca brutti scherzi. Alcuni quotidiani italiani nazionali, noti e autorevoli portali meteorologici si sono lasciati intimidire dalla perturbazione russa. Si sono spaventati talmente tanto da darle un nome nuovo, di fantasia. Tutti insieme appassionatamente. O, piuttosto, pedissequamente. C’é chi sostiene persino che sia una bufala!

Burian, buran

Ma cos’è il Burian? Esiste davvero? Quanti nomi e quanti volti ha? La risposta è semplice.

Sì, esiste davvero. Ma la parola “burian” (бурьян) in russo vuol dire “erbaccia”, pianta infestante.

Cosa c’entrano il gelo e la neve di fine febbraio e inizio marzo con le piante infestanti? Cosa stiamo gettando alle ortiche? Perché i giornalisti del Belpaese ci mettono in guardia dall’erba cattiva in maniera così allarmante?

Il vento siberiano che ammanta l’Italia si chiama Buràn (Буран), e non è un termine esclusivamente russo.Questo lemma appartiene alla nomenclatura meteorologica della nostra lingua.Lo afferma anche Massimiliano Fazzini, climatologo, docente universitario e esponente della associazione italiana di geomorfologia.

“(…) i termini Burian, Burano e Buriana non esistono nella nomenclatura meteorologica mentre il Buran sì – spiega l’esperto – ed è un vento gelido e secco tipico della Siberia orientale e della Mongolia”

Perché, allora, la perturbazione siberiana, per certi è diventata “erbaccia”? Quanti russi si ritrovano a guardare il telegiornale italiano, a leggere i quotidiani nella nostra lingua e pensano a quanto sia cattiva questa pianta infestante siberiana da far chiudere le scuole e far cancellare le corse dei treni!

In veneto questo vento gelido viene chiamato Burian, ma si tratta di una variante dialettale. Tale termine non esiste nella lingua italiana standard.

A esser più precisi, Buran non sarebbe neanche un vento, ma una tempesta di gelo e neve tipica delle steppe siberiane. Un interessante ed erudito spunto di riflessione sulla questione “Buràn”, dal punto di vista linguistico, ci viene fornito da uno dei capisaldi della filologia italiana contemporanea: Alberto Nocentini.Qui potete leggere il suo articolo per l’Accademia della Crusca. Lo studioso spiega l’etimologia del termine e il motivo per cui molti giornalisti italiani fanno confusione.Forse qualcuno ha scambiato il Buràn con la “buria” (буря), ovvero “tempesta”, in russo? Difficile giungere a una conclusione.

Burian, buran

Noi non siamo meteorologi. Non sappiamo se il vento gelido che soffia oggi sull’Italia sia proprio il Buràn siberiano o più semplicemente una fortissima Bora.

Certo è che questo è un esempio lampante di come sia essenziale ai giorni nostri studiare le lingue. Non parlo solo di quelle straniere come il russo. Mi riferisco anche alla lingua italiana, così bella, così ricca, piena di storia e al contempo flessibile ai prestiti e alle innovazioni.

Di Alessandra Schirò

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. yleniavventure ha detto:

    Riflessione veramente molto interessante! Soprattutto per i linguisti come me 😉

    Mi piace

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