Mongol Rally: dall’Italia alla Mongolia su una Panda del ’98

Oggi parliamo di Mongol Rally, un rally non competitivo a scopo di beneficienza. Si parte dall’Europa e si arriva in Mongolia, attraversando diversi Stati, due continenti e un sacco di usanze di popoli differenti.

Abbiamo il piacere di intervistare tre ragazzi italiani che partiranno quest’estate su una Panda del ‘98 alla scoperta dell’Asia Centrale. Vediamo cos’hanno da raccontarci.

Buongiorno, ragazzi! Presentarvi. Chi siete? Cosa fate nella vita?

Siamo tre “ragazzi” dell’hinterland milanese che quest’anno compiranno 33 anni, con la passione per i viaggi e per lo sport. Luca rappresenta un po’ il collante che ha dato lo spunto per iniziare questa cosa e ha messo insieme il team, con Marco e Federico che si sono conosciuti solo la sera dell’iscrizione al Rally. Nella vita reale Luca si occupa di cinema ed è campioncino comunale di Brazilian Jiu Jitsu, nonché appassionato di ogni disciplina sportiva che preveda fatica, sbattimento e fango. Marco è un ricercatore, poliglotta (sa dire “pollo” in 50 lingue diverse) e finissimo cineasta – sulla nostra pagina FB sono visibili tutti i suoi ultimi lavori – e nel tempo libero sta seguendo un rigido programma di allenamento sotto la supervisione di Luca, che lo renderà il nuovo Rambo oppure lo ucciderà nel tentativo. Federico lavora in un’agenzia di digital marketing, e si definisce un runner fallito, oltre a collezionare vinili e bottiglie vuote.

Parlateci di questa iniziativa. Cos’è il Mongol Rally? In cosa consiste il vostro viaggio di 12 mila km a bordo di una Panda del ’98? Quanto durerà?

Il Mongol Rally è una manifestazione nata nel 2004, quando due ragazzi inglesi una sera in un pub hanno deciso di partire per Ulan Bator a bordo della più scalcinata quattroruote che sono riusciti a trovare, senza nessuna preparazione specifica, con la voglia di perdersi e fare il pieno di aneddoti assurdi. Lo spirito totalmente gogliardico negli anni è stato affiancato da aspetti più seri, in primis lo scopo benefico. “Dove potremo perderci se non avremo più le foreste?” si chiedono gli organizzatori, che da anni sostengono i progetti di Coolearth per la preservazione della foresta pluviale. Le regole sono però sempre rimaste le stesse: macchina con cilindrata sotto i 1000 cc, niente GPS, niente autostrade. È così faremo anche noi, siamo diventati da poco fieri possessori di una Panda Jolly del 1998 da 899cc gentilmente regalataci dalla nonna di un’amica e il 26 luglio partiremo alla volta della Siberia. Il viaggio durerà circa 30 giorni, più per rispettare il piano ferie di ognuno che per esigenze di itinerario, e vinceremo il nostro personale rally (dato che non esiste una classifica, ma solo l’incoraggiamento a visitare più posti possibili) se riusciremo a prendere il nostro volo da Ulan-Ude a Mosca già prenotato per il 24 agosto.

Come vi è venuto in mente di avventurarvi attraverso due continenti, dal Nord Italia alla Russia Orientale che confina con la Mongolia? Avete già fatto esperienze simili nella vostra vita?

Il Mongol Rally per ciascuno di noi è stato un colpo di fulmine, dal giorno in cui ne abbiamo sentito parlare (anni e anni fa) abbiamo sempre desiderato farlo. E per tante persone sembra essere così visto l’entusiasmo che stiamo vedendo intorno a noi. Il problema è che per esperienze simili non sembra mai il momento giusto, tra impegni di lavoro, congiunture sociali, e le difficoltà che si incontrano durante l’organizzazione. Ma quest’anno, sembrava essere l’anno buono e spalleggiandoci l’un l’altro abbiamo deciso di provarci veramente. Da par nostro abbiamo una buona esperienza di viaggi, Marco e Luca hanno attraversato più volte i balcani in auto insieme, attraverso Lubiana, Zagabria, Sarajevo, Tirana e Belgrado, arrivando anche fino alla Bulgaria. Poi singolarmente vari viaggi negli Stati Uniti, India, Cina, Sudamerica… insomma era giunto il momento dell’Asia Centrale!

Certo, rispetto a qualunque altro viaggio possiamo avere affrontato nella nostra vita, questo rappresenta sicuramente il più impegnativo. Per usare un paragone sportivo, visto che siamo tutti dei runner amatoriali, se ogni viaggio è una corsa, questa sarà una maratona!

Dal punto di vista burocratico, invece, come vi state organizzando? Quale visto serve per viaggiare per tutta la Russia? Avete già fatto la patente apposita? Dove pernotterete?

Il nostro itinerario prevede, oltre alla Russia, il Kazakistan, l’Uzbekistan e la Mongolia. Per questo, il visto turistico per la Russia non sarebbe sufficiente, dato che prevede solo 2 ingressi, mentre noi ne faremmo 3. Per adesso stiamo ancora cercando di capire quale tipologia di visto dobbiamo richiedere per la Russia, è molto complicato e ci stiamo facendo aiutare da una agenzia specializzata. Al momento siamo riusciti a ottenere il visto per l’Uzbekistan e a parte quello per la Russia ci servirà solo quello per la Mongolia, che però va fatto a ridosso della partenza. Diciamo che con tutta questa burocrazia, le emozioni cominciano prima ancora di partire!

Per la patente internazionale le procedure sono relativamente semplici, abbiamo fatto richiesta e speriamo di riceverla a breve.

I pernottamenti al momento sono fuori dalle nostre preoccupazioni perché le cose da organizzare sono veramente troppe. Inoltre ancora non possiamo prevedere dove riusciremo ad arrivare ogni giorno perciò partiremo con una tenda per fare campeggio nel deserto e tanta speranza nella gente del luogo. Marco e Luca nei loro viaggi nei balcani hanno imparato che spesso basta entrare in un “pekara” (panettiere) e chiedere se qualcuno dove è possibile passare la notte. A quanto ci risulta, tutti i panettieri hanno un cugino con un bed&breakfast!

Il viaggio non è mai fine a sé stesso, rappresenta sempre una ricerca, un dare-avere. Voi cosa cercate? E cosa vi augurate di donare alle persone che incontrerete nel tragitto?

Il nome che abbiamo scelto (“I nuovi Gagarin”) testimonia la nostra curiosità per la scoperta e la voglia di intraprendere nuove sfide come quelle che animavano il primo cosmonauta. Completare il Mongol Rally ha sempre rappresentato un sogno, quindi davvero non cerchiamo soddisfazioni extra da questa esperienza, ma di sicuro torneremo arricchiti grazie alle persone che incontreremo, le storie che potremo raccontare e i luoghi insoliti che avremo la fortuna di visitare. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che il fine di questa manifestazione è principalmente benefico e noi abbiamo scelto di supportare i progetti di Laureus italia, che si occupa di aiutare, tramite la pratica sportiva svolta in collaborazione con psicologi, educatori ed allenatori, i minori che vivono condizioni di disagio sociale o economico nelle nostre città. Con la nostra raccolta fondi, in sole due settimane siamo riusciti a finanziare l’inserimento di 2 bambini nei progetti educativi della fondazione. Speriamo perciò di poter raccogliere ancora tanto e avere un impatto concreto sulla vita di più bambini possibili! Sarebbe stato bello raggiungere un centro che svolge attività simili in Russia o in uno dei paesi che attraverseremo, in modo da poter simbolicamente portare anche lì la nostra solidarietà, ma purtroppo per ora non è stato possibile organizzare niente.

Poi siamo consci del fatto che lungo il tragitto incontreremo realtà difficili, come le comunità in profonda crisi dell’area del lago Aral, ma anche antiche e floride culture distanti dalla nostra. Non abbiamo la presunzione di pensare di poter aggiungere qualcosa alle vite di queste persone, ma speriamo di riuscire a raccontare queste realtà tramite i nostri canali e testimoniare l’amicizia che lega le persone al di là dei confini, delle lingue, dei passaporti e della burocrazia in generale.

Seguite Novy Gagarin su Facebook per rimanere aggiornati sui risvolti del loro Mongol Rally.

Di Alessandra Schirò

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