Facebook: Cosa C’è Dietro?

Oggi parliamo di social network, amici, in particolare di Facebook e degli hater su questa rete. Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto vorrei ricordarvi di seguire Italia Russia Corner su FB a questo link nel caso non foste già connessi. Ogni settimana ci sono nuovi post che riguardano la cultura russa e i suoi legami con quella italiana. Parliamo tutti insieme di viaggi, di storia, di musica, di cibo, di tutto quanto insomma.

Descrivo sempre Italia Russia Corner come un pianeta. Lo è. Si trova nella galassia del web ed è abitato da tutti noi, non soltanto da me. Altrimenti non avrebbe senso. L’obiettivo è creare un punto di riferimento per chiunque sia interessato alla cultura russa. Per farlo serve varietà e competenza sui diversi temi da trattare. Italia Russia Corner è una realtà che comprende diverse dimensioni. Per questo amo intervistare, ascoltare e condividere con voi il parere di esperti e in generale persone che si occupano di cose diverse da quelle che rientrano nei miei campi di interesse.

Facebook è uno strumento che uso tantissimo. È davvero utile per comunicare. Ci sono diverse cose da tenere in conto, però. Non tutto è lecito nell’impero di Mark Zuckerberg. E non c’entrano i complottismi e Cambridge Analytica.

Ogni digital creator, ovvero creatore di contenuti digitali, su FB conosce in maniera più o meno approfondita i meccanismi interni al social.

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“Se il servizio è gratis, probabilmente il prodotto sei tu”

Così dicono i marketers navigati. E non hanno tutti i torti. Il servizio che ci offre Facebook sfida le distanze geografiche, i ceti sociali, riunisce più di 2 miliardi di utenti da tutto il mondo. Ed è gratis. O forse no?

“Ai miei tempi” per scrivere un messaggio a mia madre col cellulare dovevo spendere 15 centesimi. Tra fidanzatini ci si faceva gli squilli, e se l’altro osava premere il tasto verde e rispondere, si attivava lo scatto alla risposta e finiva il credito. Partivano litigate secolari. Le chiamate verso l’estero poi costavano l’ira di Dio, tra roaming e bollette telefoniche. Non c’era un servizio che permettesse di comunicare coi parenti lontani, di andare in vacanza e postare foto seduti su una spiaggia dall’altra parte del mondo rispetto a casa. Non era facile. Adesso lo è. È una comodità di cui non sappiamo più fare a meno. È la normalità, come lavarsi i denti tutti i giorni con il dentifricio.

A proposito, lo sapevate che la routine di usare il dentifricio tutti i giorni nasce da una campagna pubblicitaria dei primi del Novecento? Si tratta di “Uno dei più grandi successi del pubblicitario e copywriter Claude C. Hopkins”. Egli fu il primo a far leva sulla capacità del prodotto del marchio Pepsodent di eliminare la placca, per avere denti bianchi e belli. Questo messaggio ha trasformato l’uso del dentifricio in un’abitudine.

Torniamo a parlare di Facebook.

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Questo social è gratis o no?

Il 10 aprile il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha partecipato a un’audizione davanti alla Commissione per l’energia e il commercio del Senato degli Stati Uniti. Ha risposto direttamente a diverse domande sul caso Cambridge Analytica e, più in generale, sul modo in cui la sua azienda gestisce i dati di oltre due miliardi di persone nel mondo.

Una questione che ha suscitato particolare interesse da parte dei senatori in quell’occasione riguarda l’aspetto finanziario della società. Facebook non vende i dati degli utenti, semplicemente li usa per aiutare le aziende a trovare meglio i loro potenziali clienti sulla piattaforma. Alla domanda del senatore Hatch su come facesse, dunque, Facebook Inc. a fare i soldi, Zuckerber ha risposto: “Con la pubblicità”. In inglese: “We run ads”. Frase che rimarrà nella storia del marketing digitale.

Una pagina FB, infatti, può servirsi di diversi metodi per far arrivare i propri contenuti a più utenti possibili.

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Content creating

Il primo, più palese e intramontabile metodo è quello di creare contenuti di qualità che suscitino l’interesse della nicchia. Nicchia? Stiamo per caso parlando di armadi a muro? Certo che no. Parliamo di utenza, di un segmento circoscritto di persone interessate ai servizi o ai prodotti che offriamo. Parliamo di marketing, in poche parole.

Immaginate un grafico a torta. Prendiamo come esempio la nicchia di Italia Russia Corner. Il nostro pianeta, come mi piace chiamarlo, si colloca tra i blog di viaggi, ma non ambisce ad accaparrarsi tutta la torta dei blog di viaggi: sarebbe troppo dispersivo. Non porterebbe vantaggi né all’utenza, né al creator.

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Ads & Social Media Strategy

Da qui scaturisce il secondo metodo attraverso il quale un creator può far arrivare i propri contenuti a un pubblico più ampio, ma sempre circoscritto alla sua nicchia: le inserzioni pubblicitarie. Si possono fare sia su Facebook che su Google che su Instagram. Danno la possibilità al creator o all’azienda che vuole pubblicizzarsi, di selezionare un pubblico in base a dei parametri molto precisi. Se ho scritto un post in italiano sulla cucina russa, posso scegliere di far arrivare questo contenuto a utenti che parlano italiano e/o russo, abitano sul territorio italiano, sono interessati alla cucina russa, hanno un’età compresa tra i 25 e i 50 anni, e così via. Il costo di ogni inserzione lo sceglie il creator, in base alle sue disponibilità economiche e al numero di utenti che vuole raggiungere. In generale si tratta di prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli della pubblicità in TV.

Ma come mai uno dovrebbe pagare per la visibilità dei post, non basta pubblicarli sulla pagina? Purtroppo no. Soltanto una bassissima percentuale di iscritti vede ciò che viene pubblicato. Va tra l’1 e il 10%, è la regola, è l’algoritmo di Facebook. Ecco perché e per chi non è gratis.

È quasi impossibile mandare avanti una Facebook Page esclusivamente attraverso reach organica, ovvero mediante la portata, mediante il numero di utenti unici che hanno visualizzato un determinato post non sponsorizzato. Bisognerebbe avere un gran numero di commenti, di condivisioni e di likes sotto all’oggetto social. Ma se non lo vede nessuno, non commenterà nessuno. A meno che non si crei un flame sotto al post, cioè un messaggio deliberatamente ostile e provocatorio inviato da un utente alla comunità o a un altro individuo specifico.

Il flame è la pratica preferita dagli haters. Scrivono commenti poco costruttivi, colmi di insulti a persone e realtà diverse dalla loro. Aspettano che qualcuno gli risponda a tono per continuare con un botta-e-risposta fiammeggiante oltre i limiti dell’educazione e dell’umana decenza. Ma gli hater non sanno che in questo modo, oltre a non farci una figura bellissima, aiutano il creator a guadagnare posizioni nella home dei propri iscritti e degli altri utenti perché l’algoritmo di Facebook premia i post e le pagine con tante reazioni.

Educazione e rispetto

L’educazione e il rispetto per gli altri sono concetti fondamentali alla convivenza civile, sia online che offline. Viviamo sullo stesso pianeta, calpestiamo lo stesso suolo e condividiamo il medesimo sole. Cerchiamo di non ostacolare l’esperienza e il viaggio degli altri su questa terra. Si può parlare, si può discutere, si possono esprimere opinioni discordanti. Che bisogno c’è di caricarsi di astio, di crogiolarsi nell’odio e nella frustrazione attirando anche gli altri nel buco nero? Siate felici, siate voi stessi.

Di Alessandra Schirò

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